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Numeri e quantità

8 - Tre chili o 3 kg?

Numeri e quantità

NUMERI E QUANTITÀ
Attraverso l’utilizzo della numerazione all’interno di un testo scritto si va a definire in modo preciso diversi e importanti elementi, dei dati numerici appunto, i quali, in questo caso specifico, differiscono dalle informazioni fornite attraverso i nomi e i termini. Le parole, che costituiscono l’ossatura del testo e che vanno a formare i periodi e i costrutti servono, infatti, per descrivere una persona, un oggetto, per esprimere un’opinione; viceversa i numeri indicano valori, quantità, come anche le date e i periodi.

La comparsa dei primi segni numerali può essere fatta risalire agli albori della storia dell’uomo e, come la successiva invenzione della stampa a caratteri mobili, ha dato vita a una vera rivoluzione nell’ambito della comunicazione. I numeri hanno la funzione principale di esprimere un valore relativo a una quantità o a dare un’indicazione temporale (date e ore) e forniscono anche un preciso ordine all’interno del testo.

Quasi tutti i popoli antichi, nella storia, hanno fatto uso di sistemi di numerazione, molti dei quali vengono adottati ancora oggi. Pensiamo ai numeri romani ma, principalmente, ai numeri di origine araba che sono quelli più comunemente noti e utilizzati nel mondo occidentale. In generale si utilizzano i numeri arabi quando è necessario indicare delle quantità precise o se si fa riferimento a dati statistici o scientifici, mentre i numeri romani per i secoli e le date.

Come per i termini anche per la numerazione esistono delle norme genericamente condivise per scriverli in modo corretto. Come prima regola si tende, in particolare in un testo scritto di genere romanzesco, a scrivere i numeri in lettera salvo alcuni casi in cui, ad esempio, la cifra da indicare è alta tale da generare una parola piuttosto lunga ed è preferibile scriverla in numero.


I NUMERI: CLASSIFICAZIONE
I numeri possono essere suddivisi in due categorie in base alla loro funzione: avremo pertanto i numeri cardinali e quelli ordinali. I numeri cardinali indicano una quantità numerica precisa e sono invariabili oltre che nel numero anche nel genere (tranne uno che ha il femminile una). Per scriverli si utilizza la numerazione araba: 1; 2; 30; 120 ecc… I numeri ordinali, invece, indicano qual è l’ordine che occupa una determinata voce all’interno di una sequenza numerica, che può essere un elenco o una classificazione: primo, secondo, terzo (il primo classificato, il terzo comma). Di norma vengono scritti in lettera ma se occorre indicarli in cifra vengono rappresentati per convenzione con i numeri romani (X; XV; ML).

Vediamoli ora nel dettaglio.
Come detto i numeri cardinali all’interno di in un testo scritto specificano una determinata quantità (due, dieci, mille) e di norma vengono scritti in lettere nel caso di un passaggio discorsivo; per indicare le cifre esatte si utilizzano invece i numeri (25, 120, 750). Per scriverli devi usare la tastiera numerica del tuo computer sbloccando la funzione Num Lock, in questo modo potrai digitarli facilmente (attenzione a non scrivere lo zero con la lettera O maiuscola o il numero 1 con la lettera l minuscola).

È buona regola utilizzare le cifre al posto di lettere e parole nel caso in cui:
˗ si genera una parola molto lunga (1590 è preferibile a millecinquecentonovanta);
˗ per fornire indicazioni che compaiono comunemente in cifra, come i numeri civici: via Roma 5;
˗ per indicare i numeri di pagina, quelli che rimandano a un capitolo e le note a piè di pagina;
˗ per i riferimenti orari quando forniscono un’indicazione precisa, in questo caso i numeri andranno scritti separandoli con i due punti senza lo spazio: 12:30; 14:15 (mezz’ora, che è generico, in parola);
˗ per tutte quelle informazioni di carattere tecnico-scientifico ˗ qui siamo nell’ambito della saggistica ˗ quando esprimono delle grandezze, in particolare se accompagnati dall’unità di misura: 10 cm; 5 mg (10 centimetri e 5 milligrammi).

Se li scriverai in lettere presta attenzione a questi accorgimenti: le diverse parti di cui è composta la parola non vanno separate tra loro (ventitré, quarantaquattro); per indicare il migliaio il suffisso mila è unito al valore a cui si riferisce (quattromila, seimila). Nel caso in cui rappresentano cifre che superano il migliaio non è necessario separare i numeri con un punto fermo (55000 e non 55.000) mentre per i decimali si utilizza la virgola (2,5 cm). Le percentuali vanno espresse nel seguente modo: 20%; 35,5% senza alcuno spazio tra il numero e il segno grafico.

I numeri ordinali, lo dice il termine stesso, stanno a indicare un ordine di un determinato insieme e come i cardinali si scrivono in lettera all’interno di scritti di carattere prettamente narrativo. Di solito vengono espressi in numeri romani (vedremo di seguito nel dettaglio) e in maiuscolo se indicano re o papi (Re Carlo I, Papa Giovanni XXIII) e i secoli. Nei testi di saggistica si utilizzano anche nelle indicazioni bibliografiche per indicare i singoli volumi e per i tomi (I tomo) e in maiuscolo.


LE CIFRE ROMANE E LE CIFRE ARABE
Come accennato all’inizio è stato grazie ad alcuni popoli che sono stati introdotti dei precisi sistemi codificati per rappresentare i numeri, mi riferisco agli Arabi e ai Romani (ma anche i Cinesi hanno contribuito all’invenzione e alla diffusione di vari sistemi numerali). Questi vengono tutt’ora utilizzati in modo differente in base sia al contesto sia agli elementi a cui si riferiscono.

Come abbiamo visto la numerazione romana viene utilizzata di norma per indicare i secoli: XX secolo (numeri romani in maiuscolo e secolo in minuscolo); i sovrani o i papi (Papa Pio IX), per numerare parti di capitoli contenuti in un testo, canti poetici o atti teatrali (il V canto della Divina Commedia, il II atto). Ai numeri romani corrispondono i seguenti numeri arabi:
˗ I = 1
˗ V = 5
˗ X = 10
˗ XV = 15

I numeri arabi, invece, definiscono cifre esatte, come anche date, orari e vari tipi di numerazione presenti in un testo scritto (i numeri di pagina ad esempio).


DATE E QUANTITÀ
Le date complete sono composte da tre parti e vanno sempre scritte per esteso seguendo questo preciso ordine: prima il giorno, poi il mese e infine l’anno (25 dicembre 2022). Per ciascuno di questi elementi valgono principi e regole distinti, ad esempio il primo giorno del mese può anche essere indicato e pronunciato come numero ordinale (primo) mentre in un testo scritto è solitamente seguito dal segno < ° > : il 1° aprile.

Quando tutte e tre le componenti vengono espresse in cifre possono essere separate da un elemento grafico come un punto, un trattino breve o una barra obliqua, viceversa andranno, come detto, scritte per esteso. A seconda dei casi avremo quindi le seguenti varianti:
- 2 dicembre 2022
- 2 dicembre ̛22
- 2.12.2022
- 2/12/2022

Attenzione: i numeri sotto la decina non vanno preceduti da uno zero, cosa che solitamente è prevista per i moduli prestampati che esulano però dalla scrittura di tipo narrativo di cui ci stiamo occupando (2.6.2022 e non 02.06.2022).

In caso di missive ˗ ricorda che la data va sempre indicata nell’intestazione e posta in alto e a sinistra ˗ occorre specificare anche il giorno che precederà l’indicazione della data scritto in minuscolo (domenica 25 dicembre) e il luogo seguito da una virgola. Si avrà pertanto la dicitura: Milano, 2 dicembre 2022. Nel caso di testi di natura giuridica per le date è ammessa l’abbreviazione con i numeri separati da un punto fermo (25.12.2022).

L’indicazione dell’anno va sempre espressa in cifre (correva l’anno 2022) e in caso di abbreviazione deve essere preceduta da un apostrofo (l’estate del ̛95). Quando la datazione si riferisce a periodi storici particolari, quali ad esempio le guerre, le date saranno unite da un trattino breve con la seconda indicazione temporale abbreviata (1915-18). Se fai riferimento a date che indicano ricorrenze particolari i nomi dei giorni e dei mesi andranno scritti per esteso con l’iniziale maiuscola (il Venticinque Aprile, il Primo Maggio).

È ormai di uso comune indicare determinati periodi storici di una certa importanza in parola con l’iniziale maiuscola per conferire loro rilevanza nel testo, avremo quindi il Sessantotto, il Quarantotto.
Un discorso importante riguarda le indicazioni dei secoli perché spesso si rischia di cadere nell’errore di definire in maniera errata un determinato arco temporale.

Esistono diversi modi con cui è possibile scriverli e dipendono molto dal contesto. Innanzitutto il secolo è un periodo di tempo che ricopre 100 anni e che parte dal primo gennaio e termina il 31 dicembre. Nelle opere di genere letterario possono essere espressi in lettere con la prima iniziale maiuscola (il Ventesimo secolo) oppure utilizzando i numeri ordinali (20° secolo o Terzo secolo in parola se il valore è inferiore al 10) o in numeri romani (XX secolo).

I numeri di pagina e gli anni che indicano, ad esempio, le guerre andranno indicati sempre in forma estesa e non abbreviata e uniti con un trattino breve a differenza (es.: pp. 154-164, 1915-1918 e non pp. 154-64, 1915-18). I nomi dei secoli successivi al mille d.C. si scrivono per esteso e con l’iniziale maiuscola (es.: Ottocento, è il secolo che inizia dal 1801) e per esteso ma con l’iniziale minuscola quelli prima del mille d.C. (es.: settecento è il 700).

I nomi dei decenni andranno anch’essi per esteso e con l’iniziale maiuscola se il riferimento è al decennio nel suo complesso (es.: la società degli anni Trenta). In caso di date complete si utilizza una forma che comprende anche l’articolo di tipo determinativo, ad esempio: il 5 aprile 1530, l’11 febbraio 2010.

Per quanto concerne le indicazioni delle quantità, soprattutto all’interno di un documento di carattere tecnico-scientifico, come abbiamo visto andranno utilizzati i numeri seguiti dall’unità di misura a cui fanno riferimento (che può essere abbreviata).

Numeri e quantità

L’USO DEI NUMERI: ESEMPI
Di seguito riproponiamo alcuni esempi in cui compare una diversa grafia rispetto alla numerazione, ovvero, se andranno scritti in lettera o in cifra.

Prendiamo le unità di misura relative al peso, alla lunghezza e alla superficie. In un testo letterario andremo a scrivere i simboli e numeri per esteso e in parola, quindi non “5 kg”, ma “cinque chili”. Tuttavia, quando un numero è complesso, ovvero a più cifre e occorre una certa precisione, allora si preferisce scriverlo in cifre: “Gli sfollati sono 9517”.

Inoltre avremo:
“Ho vinto cinquecento euro alla lotteria”: si tratta di un dialogo quindi il numero è indicato con la parola;
“Gli anni Ottanta” e non “’80”; “Primo Novecento” e non “Primo ‘900”: siamo all’interno di una narrazione, di conseguenza si utilizza il termine con l’iniziale maiuscola;
“Ho l’autobus alle 7:30 del mattino”: l’ora e scritta in cifra separata dai due punti perché è un’indicazione precisa;
“Ho investito il 30% del mio capitale”; “i lettori forti in Italia sono il 10%”: il primo è un valore esatto mentre il secondo esempio indica un dato statistico.


ERRORI COMUNI
La grafia in lettere di alcuni valori numerici potrebbe far sorgere qualche dubbio nel momento in cui si scrivono, vediamo alcuni errori tra i più diffusi.

Il numerale uno segue le stesse regole dell’articolo indeterminativo per quanto riguarda l’elisione e il troncamento (un armadio; un’idea con l’apostrofo perché al femminile). I composti che contengono la cifra uno (ventuno, trentuno ecc.) possono subire il troncamento quando il nome che segue è di genere maschile: ventun anni (senza apostrofo), non così per ventuno amiche.

I numeri composti che finiscono in -tre vanno scritti con l’accento acuto: ventitré, trentatré. Per la cifra 108 in lettere risulta centootto, in forma rara invece centotto; 180 in lettere è centottanta, più comune di centoottanta. I composti che iniziano per cento e per mille possono anche essere scritti separati inserendo nel mezzo la congiunzione “e”: avremo pertanto centocinque o cento e cinque, millesette o mille e sette; tuttavia la grafia separata non è più, ormai, molto comune.

Presta particolare attenzione a come andranno scritti i secoli, sempre in numeri romani: per indicare il diciannovesimo secolo avremo XIX secolo che inizia dall’anno 1801 e termina nel 1900 (incluso), quindi cento anni. L’errore comune è quello di indicarlo solo con la data dell’anno (secolo 1800) che invece si riferisce all’anno solare di 24 mesi, dal primo gennaio al 31 dicembre.


CONCLUSIONI
Le scelte differenti riguardo all’utilizzo di termini e cifre per le indicazioni numeriche dipendono, quindi, dal tipo di testo su cui stai lavorando: le indicazioni di valori precisi (come statistiche o formule matematiche) andranno scritti in numero in quei testi di carattere scientifico e tecnico; viceversa saranno rese in parola nelle opere di narrativa e romanzate.

Se nella lingua italiana i sostantivi possono avere più significati rispetto ai diversi contesti, i numeri invece indicano sempre una e una sola cosa, inequivocabile, per questo sono elementi del testo invariabili. Pur non possedendo la stessa valenza stilistica delle parole in un’opera scritta, i numeri hanno un’importanza non da meno nella costruzione di un testo in virtù proprio di quelle informazioni essenziali, univoche, precise che veicolano proprio in quanto valori numerali.

Scrivere sull'acqua
Qualcuno ci sorveglia mentre scriviamo. La madre. Il maestro. Shakespeare. Dio.
Martin Amis
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