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Nomi e termini

7 - Differenze e utilizzo

Nomi e termini

NOMI E TERMINI

Scrivere un testo, sia esso di narrativa o di saggistica, prevede una cura e un’attenzione particolari soprattutto per quanto concerne la scelta dei termini che saranno utilizzati nella costruzione delle frasi e dei periodi. Non solo, decidere quali sono i vocaboli più appropriati per descrivere un personaggio, definire un concetto o raccontare un determinato episodio andrà a caratterizzare anche il tuo stile come autore o come autrice. Pertanto, la scelta del vocabolo adatto partendo dal suo significato è di fondamentale importanza per rendere il discorso più possibile chiaro a chi leggerà il tuo testo. Cercheremo ora di capire, sempre con l’ausilio di esempi, cosa sono i nomi e i termini, le loro definizioni e come utilizzarli nel modo più appropriato e corretto all’interno della narrazione.

Per prima cosa è importante acquisire nel tempo, anche poco alla volta, una buona proprietà di linguaggio e capacità di espressione che significa conoscere il più possibile la lingua italiana. Questo per diverse ragioni: innanzitutto perché la nostra lingua ˗ da secoli ormai oggetto di studio di accademici ˗ possiede una ricchezza e una varietà di vocaboli notevole che la rende anche complessa, ed è proprio in questo che sta la sua bellezza e la sua peculiarità.

Uno dei primi consigli per poter prendere sempre più dimestichezza con l’italiano scritto è quello di leggere molto e spesso; una lettura, però, che sia consapevole e chi ti aiuti ad arricchire il tuo bagaglio linguistico, prendendo anche come esempio gli stili degli autori più affermati in modo da creare quello che sarà, poi, il tuo personale approccio al testo scritto.

Una lettura che sia anche, ovviamente, momento di piacere e di riflessione. Cerca anche di ascoltare le parole, i loro suoni, perché la scrittura è anche musicalità e ritmo. Proviamo ora a dare una definizione del termine: con il nome (detto anche sostantivo) si designa quella parte del discorso che varia a seconda del contesto e che definisce di volta in volta o una persona, un animale, un oggetto, un’opinione, un’emozione, un’azione o un episodio.

I nomi possono essere suddivisi a seconda del loro significato e si distinguono principalmente in queste categorie:
˗ Nomi propri di persona: Chiara, Michele;
˗ Nomi comuni: casa, albero;
˗ Nomi astratti: giovinezza, solidarietà;
˗ Nomi concreti: pentola; scarpe.

˗ Nomi collettivi: scolaresca;
˗ Nomi individuali: presidente.

I nomi si differenziano anche per genere:
˗ Maschile: amico;
˗ Femminile: amica;
˗ Neutro (dal latino): professore.

e per numero
˗ Singolare: libro;
˗ Plurale: libri.

Fai sempre attenzione alla concordanza di genere e numero dei termini in relazione sia agli articoli che li precedono come agli aggettivi a cui fanno riferimento (femminile singolare: un’amica; maschile plurale: gli edifici.)

In genere i nomi e i termini sono singole parole; tuttavia ne esistono alcuni che vengono definiti come “composti” in quanto derivano dall’unione di due lemmi che andranno a formarne uno solo, ad esempio coprifuoco o terraferma.

Abbiamo visto come la lingua italiana sia complessa e ricca e questa varietà di vocaboli che la contraddistingue la rende quasi unica rispetto ad altri idiomi. Tuttavia potrebbe accaderti di incorrere, in fase di scrittura, nella ripetizione delle parole all’interno di uno stesso periodo.

Esistono diverse interpretazioni rispetto alla presenza di termini simili in un costrutto: spesso un autore li utilizza per rimarcare un concetto (“Siamo a casa! Ecco, finalmente siamo a casa”!), è buona norma comunque rendere il testo il più vario possibile cercando di evitare tutte quelle ripetizioni inutili e ridondanti.

Un esempio tipico è, all’apertura delle battute di dialogo, un eccessivo utilizzo del verbo “dire”: in questo caso lo si può sostituire con termini simili quali “affermare”, “dichiarare”, “ribadire”. Se ti trovi in difficoltà fai sempre riferimento al dizionario dei sinonimi e dei contrari, utile e indispensabile strumento di lavoro per ogni autore. Consultarlo è semplice ˗ ne esistono di ottime versioni anche online ˗ basta cercare il termine che ti interessa e optare per una delle alternative proposte.

Non è solo importante scegliere il termine più appropriato in un determinato contesto e dare così una definizione a un oggetto, a una persona, o per spiegare un’opinione, ma occorre che il nome sia scritto in modo corretto rispetto alla grafia, al genere, agli accenti se necessari, come anche all’utilizzo delle lettere maiuscole e minuscole, per evitare così refusi e inesattezze grammaticali e semantiche.

Per prima cosa non avere fretta mentre scrivi; certo, capiteranno comunque errori di battitura di cui ti accorgerai solo alla fine, in fase di rilettura, prima che il testo arrivi ai correttori di bozze per la prima revisione.

Anche in questo caso il consiglio è quello di affidarsi, in caso di dubbi, a un buon dizionario della lingua italiana ˗ ovviamente aggiornato ˗ che contiene tutte le informazioni necessarie per un corretto uso dei nomi e dei termini. Vediamo ora come è strutturata una voce del vocabolario in modo da capire come utilizzarlo al meglio. Dopo il nome è indicato il genere, di seguito l’etimologia e poi le varie definizione spesso corredate da esempi:
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LIBRO
s. m. (singolare maschile: indica il numero e il genere del termine).
dal lat. liber -bri, che indicava originariamente la parte interna della corteccia che in certe piante assume aspetto di lamina e che, disseccata, era usata in età antichissima come materia scrittoria; di qui il sign. divenuto poi più comune. (Questa è l’etimologia della parola, ovvero, la sua origine: dal latino liber-bri).
Complesso di fogli della stessa misura, stampati o manoscritti, e cuciti insieme così da formare un volume, fornito di copertina o rilegato. (Questa è la prima definizione del termine, posta all’inizio perché è quella più comune. A questa ne seguono altre che si distinguono in base ai diversi contesti in cui sono utilizzate).
(fonte: Dizionario Treccani online).
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NOMI E TERMINI PIÙ UTILIZZATI
Proviamo ora a elencare a titolo esemplificativo alcune categorie e tipologie di nomi e termini che quasi sicuramente andrai a utilizzare in fase di scrittura e di stesura del tuo testo. Fai sempre attenzione al loro significato, alla categoria a cui appartengono, alla corretta ortografia e se prevedono la lettera iniziale maiuscola e minuscola (in questo caso fai sempre riferimento alle norme editoriali).

Si parla di nomi e termini in relazione ai nomi propri di persona (Paolo, Anna, Francesco, ecc.), ai nomi di oggetti di uso comune (scrivania, telefono), di luoghi e zone geografiche (Roma, Stati Uniti, Lombardia), ai titoli delle opere come, eventualmente, quelli dei capitoli. In saggistica si utilizzano anche i cosiddetti epiteti ˗ soprannomi ˗ che seguono, di norma, il nome proprio di un personaggio storico: Alessandro Magno, Federico il Grande, Luigi il Santo, Pipino il breve. Procediamo ora con un elenco, sempre a titolo esemplificativo, di alcuni termini di uso comune. In questo caso saranno indicate le rispettive lettere maiuscole o minuscole dove previsto dalle norme generiche.

Avremo pertanto:
˗ parole che determinano aggettivi, i cosiddetti termini aggettivati, che derivano da nomi propri e identificano di solito un’istituzione, esempio: Biblioteca Malatestiana, Museo Bodoniano;
˗ i termini Stato e Chiesa che indicano rispettivamente l’istituzione civile e quella religiosa (in maiuscolo);
˗ i nomi di popoli antichi (Sumeri, Assiri, Romani in maiuscolo) e quelli che identificano i popoli moderni (italiani, francesi, spagnoli in minuscolo);
˗ i nomi geografici, siano essi luoghi reali o immaginari (Genova, Atlantide, Stati Uniti d’America) e i toponimi ˗ i nomi propri dei luoghi ˗ preceduti dal nome comune (fiume, monte). Quest’ultimo può essere scritto anche minuscolo: monte Bianco, fiume Po;
˗ i nomi delle vie e delle piazze: via Vittorio Emanuele, corso Roma Via Garibaldi e quelli relativi agli edifici o monumenti storici (Battistero, Palazzo ducale);
˗ i nomi delle divinità o le espressioni che a queste fanno riferimento (Giove, lo Spirito Santo, il Signore);
˗ i nomi dei periodi e degli eventi storici (il Medioevo, l’Umanesimo, il Rinascimento, la Rivoluzione francese, ecc.,) e ˗ scritti in lettera ˗ quelli che indicano un determinato periodo temporale (il Cinquecento, il Seicento). In questo caso per l’utilizzo della maiuscola/minuscola occorre fare riferimento alle norme redazionali;
˗ i nomi delle festività o ricorrenze (Capodanno, l’Immacolata, il Primo Maggio, ecc.).


TERMINI POCO COMUNI E NEOLOGISMI

Gli esempi precedenti si riferivano solo ad alcuni fra i tanti nomi e termini di uso comune che si utilizzano in un’opera scritta e non è certo un elenco esaustivo. Prendendo dimestichezza con un buon dizionario ti accorgerai davvero della varietà linguistica dell’italiano scritto. Ci sono altresì parole che ormai non vengono nemmeno più utilizzate perché considerate desuete (tieni presente che la nostra lingua è in continuo mutamento).

Ne segnalo alcune giusto per curiosità:
˗ Bazzesco: oscuro, grossolano, rozzo
˗ Cuio: persona sciocca che vorrebbe passare per intelligente
˗ Nasardo: strumento musicale
˗ Quadrilargo: più largo che alto

Se alcuni termini ormai non vengono più utilizzati perché diventati di uso poco comune, ne esistono altri che entrano per la prima volta a pieno titolo nei dizionari della lingua italiana e che vengono definiti neologismi.

Nomi e termini

ALCUNI ACCORGIMENTI: LE ABBREVIAZIONI
È buona norma che i termini vengano scritti per esteso. Tuttavia, in alcuni casi, soprattutto in un testo di carattere epistolare, si possono utilizzare delle abbreviazioni: Mister, Miss, junior, dottore diventano Mr, Ms, jr, dr senza il punto finale (Mr., Ms., Jr., Dr. sono grafie errate).

È comunque consigliato evitare il più possibile di scrivere il termine abbreviato perché poco elegante in un testo scritto: avremo quindi “avvocato” e non “avv.”, “articolo” e non “art.” (qui può essere fatta un’eccezione nei riferimenti bibliografici, nelle citazioni e nelle note a piè di pagina). Anche le unità di misura che precedono dei valori numerici andranno di norma abbreviate, in minuscolo e senza il punto finale: km, cm, m, l, g (chilometri, centimetri, metri, litri, grammi).

Per i nomi propri e doppi, abbreviati, di personaggi famosi si usa la grafia G.B Show e non G. B. Show (senza lo spazio); T.S. Eliot e non T. S. Eliot.

Vediamo ora quei termini che indicano dei valori numerici, siano essi quantità, date, ore o riferimenti a cifre esatte (avremo modo di approfondire comunque le norme che regolano la numerazione in un testo scritto). Per le date e i periodi storici la grafia corretta prevede l’apostrofo prima della data: gli anni ’90, il movimento del ’68. È consigliabile tuttavia, per indicare un determinato periodo, scriverlo in parola con la lettera maiuscola: anni Novanta, movimento del Sessantotto.

Abbiamo poi le indicazioni delle ere e dei movimenti come poc’anzi accennato (per l’utilizzo della maiuscola e della minuscola fai anche, in questo caso, riferimento alle norme editoriali): medioevo, rinascimento, barocco.

Per quanto concerne le sigle ˗ i cosiddetti acronimi ˗ faremo solo un breve accenno con il relativo “scioglimento” dell’acronimo. Queste le più comuni: CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro), ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità); per partiti politici avremo PCI (Partito Comunista Italiano), PDL (Popolo delle Libertà), DC (Democrazia Cristiana), PD (Partito democratico). Come puoi vedere andranno scritti tutto in maiuscolo senza separare le lettere da punti fermi o da uno spazio.

Esistono poi quelle parole definite composte e che sono costituite dall’unione di due termini, spesso legati tra loro con un trattino breve, ad esempio: tic-tac, ping-pong, tran-tran. Per alcune di queste sono previsti invece dei suffissi, o prefissi, che precedono la parola e che non richiedono l’uso del trattino: aero, anti, extra, inter, maxi, mini, neo, post, pre, psico, semi diventano aeromobile, antipanico, extraterritoriale, interlinea, maxischermo, miniclub, neoclassico, preveggente, psicodramma, semideserto.

Infine vediamo il caso dell’utilizzo di alcuni termini di origine straniera. Se questi non sono entrati nell’uso comune della nostra lingua andranno scritti in corsivo: favelas, Columbus Day, Desert Storm. Fai attenzione al plurale dei termini stranieri perché in italiano non è previsto l’uso della cosiddetta s anglosassone alla fine della parola: gli editor, i film, gli e-book. Ci sono, tuttavia, alcune eccezioni quali, ed esempio, news e peones.


I CARATTERI DI STAMPA
Se utilizzi come programma di videoscrittura Word, strumento di lavoro decisamente facile e intuitivo, potrai anche scegliere l’aspetto grafico del testo e come scrivere i nomi e termini: mi riferisco alla scelta del carattere, o font, e alla sua dimensione. Sono tutti elementi che incidono sull’aspetto grafico di un documento, come anche sul formato finale del libro, con lo scopo di rendere più agevole nonché gradevole la lettura. Per applicare queste funzioni basta andare nella schermata Home di Word e ti appariranno le possibili scelte.

Quali sono i caratteri di stampa più utilizzati nella scrittura di un libro? Vediamo quelli consigliati per il cosiddetto corpo del testo, ovvero, la porzione principale della pagina, escludendo la scelta relativa alle varie titolazioni:
˗ Times New Roman
˗ Arial
˗ Calibri
˗ Verdana
˗ Garamond
˗ Bodoni MT

Per quanto concerne la dimensione del carattere questa non dovrà essere mai inferiore a 11 punti, quindi la dimensione media sarà di 12 punti, mentre le note a piè pagina devono essere uno o due punti in meno rispetto al corpo del testo. Per una buona leggibilità le note non dovrebbero, comunque, essere mai meno di 10 punti.

Un testo che sarà composto in caratteri della dimensione di 12 punti è infatti decisamente più leggibile, anche se potrebbe diventare piuttosto lungo (qui entrerà in gioco anche la scelta dell’interlinea, se singola, doppia o di un punto e mezzo).

CONCLUSIONI
“Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!” chiosava Nanni Moretti nella sua celebre pellicola Palombella Rossa. La scelta e il corretto utilizzo di determinati nomi e termini che andranno a costituire l’ossatura del testo sarà quindi essenziale nella costruzione di frasi, dialoghi, scene e per la buona riuscita di un’opera scritta.

È necessario prestare attenzione, quindi, innanzitutto a come si scrivono rispettando quella che è la loro correttezza dal punto di vista ortografico-grammaticale: utilizza sempre un buon vocabolario in caso di dubbi e cerca di scegliere termini appropriati in base al contesto, evitando ripetizioni attraverso dei sinonimi. Infine opta per un carattere di stampa e una dimensione che siano gradevoli e uniformi in tutto il testo in modo da rendere più agevole la lettura.

A questo punto potrai iniziare a scrivere avendo a disposizione tutti gli strumenti e le conoscenze necessari per arrivare a un risultato finale del tuo lavoro il più possibile soddisfacente; non solo, acquisendo sempre più dimestichezza con un corretto utilizzo della lingua italiana potrai creare il tuo personale stile come autore. E ricorda: per conoscere e poter ampliare il tuo bagaglio linguistico, e culturale, c’è una sola cosa, determinante, da fare sempre: per scrivere bene occorre leggere. Leggere bene e in modo consapevole.

Scrivere sull'acqua
Bisogna scrivere come si parla, a condizione che si parli bene.
Antoine Albalat
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