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I segni di interpunzione

3 - L'infinito mondo di virgole, punti, caporali e...

I segni di interpunzione

LA PUNTEGGIATURA E I SEGNI DI INTERPUNZIONE

La punteggiatura ha un ruolo fondamentale in ogni processo di scrittura e deve essere usata nel modo più corretto possibile perché dà il giusto ritmo alla narrazione attraverso pause più o meno lunghe, incide sull’intonazione e dà soprattutto senso logico al periodo. In questo articolo vedremo quali sono i principali segni di interpunzione e come utilizzarli in maniera corretta.

Fai riferimento e segui gli esempi che ti proporrò in modo da iniziare ad acquisire più competenza e sicurezza, tenendo presente una cosa: come per la grammatica anche la punteggiatura ha le sue regole e per impararne il corretto utilizzo leggi più libri possibile (avremo anche modo di vedere come i grandi della letteratura ne fanno uso).

Una cosa importante da tenere in considerazione e che avremo modo di approfondire è che molto spesso l’utilizzo della punteggiatura, che ovviamente segue le regole grammaticali della lingua italiana, in ambito editoriale è regolamentata attraverso quelle che vengono definite le norme editoriali. Di cosa si tratta? Se il tuo libro sarà pubblicato da un editore tradizionale devi sapere che al suo interno vi è un normario che si riferisce all’uso delle maiuscole o minuscole, alla punteggiatura di dialogo, agli accenti, ecc… che occorre che tu conosca.

Questo fa sì che ogni testo pubblicato da quell’editore sia omogeneo in tutte le sue componenti. Anche mentre stai scrivendo il tuo libro tieni sempre a mente questo concetto: l’uniformità del testo in tutte le sue componenti dall’inizio alla fine.


IL PUNTO FERMO

Il punto, definito anche punto fermo, viene utilizzato quando è necessario inserire una pausa piuttosto lunga tra due periodi. Si tratta di un’interruzione forte nel flusso narrativo: questo significa che l’argomento di cui stai parlando cambia, come cambia la scena, ovvero, un episodio che hai appena raccontato si è concluso.

In che modo si utilizza? Come tutti gli altri segni di interpunzione, e avremo modo di vederlo, il punto fermo deve essere attaccato alla parola precedente e staccato da quella successiva inserendo uno spazio. Dopo il punto si comincia sempre con lettera maiuscola e di norma, se il periodo che segue è tutt’altra cosa rispetto al precedente si va a capo generando così un nuovo paragrafo. Va posto alla fine di ogni periodo e mai nei titoli o nei sottotitoli, a meno che questi non siano seguiti da altro testo.

“Mi sono alzato e ho fatto una doccia. La giornata era splendida.”

“Si sposarono di maggio, lei era vestita di azzurro lui grigio chiaro. (andare a capo)
Era il 1970 quando si trasferirono negli Stati Uniti.”


LA VIRGOLA

Il punto fermo e la virgola sono segnali che determinano più di altri il ritmo narrativo e stabiliscono due diverse pause: il punto fermo, come abbiamo detto, identifica una pausa forte, decisa e conclude il periodo, la virgola, invece, una pausa più debole. Occorre che sia attaccata alla parola precedente e staccata dalla successiva e dopo la virgola, ovviamente, la parola con cui si inizia avrà la lettera minuscola.

Devi prestare una particolare attenzione e utilizzarla in modo assolutamente preciso: la virgola conferisce significato e dà tono sia alla singola frase che tutto discorso ma se la utilizzi in modo errato può cambiare totalmente il significato di un periodo rendendo vano tutto il tuo lavoro. Un consiglio che possa darti per capire il punto ‘esatto’ in cui inserirla è leggere il testo ad alta voce: seguendo il ritmo del tuo respiro capirai quando è necessario fermarsi (questo vale anche per l’utilizzo del punto).

Prendiamo il celebre esempio di come un suo uso improprio porti a ribaltare il significato e il senso logico di un concetto:

“Devo bere, mamma” → corretto

“Devo bere mamma” → scorretto (è improbabile che mamma sia una bevanda!)

Puoi utilizzare le virgole per creare un inciso, ad esempio: “Milano, capoluogo della Lombardia, è una delle città più rinomate per il cosiddetto made in Italy” o nel caso di elenchi: “Al supermercato ho acquistato del riso, biscotti, farina e latte.”

La virgola dà il ritmo della narrazione soprattutto quando è necessario collegare più frasi che si succedono in modo rapido senza utilizzare congiunzioni. In questo caso le azioni che si svolgono avranno una successione rapida creando così un ritmo veloce: “Mi sono svegliato, ho guardato l’orologio, mi sono accorto che era tardi, non ho fatto colazione e sono uscito di casa.”

Vediamo altri esempi in cui è necessaria una virgola: prima o dopo un vocativo (dal latino: rivolgersi a) o un’interiezione (quando si trasmette un certo stato emotivo, ad esempio di preoccupazione):

“Ehi, sto parlando con te!” (vocativo)

“Luca stai attento, non correre!” (interiezione)

Infine la virgola si usa nelle date dopo il nome del luogo: Lodi, 27 ottobre 2022.

Facciamo ora chiarezza su un particolare aspetto: ci hanno insegnato che la virgola non si usa con la congiunzione “e” ma in realtà non è così. In molti casi la virgola, seguita dalla congiunzione “e”, non solo è corretta ma raddoppia la pausa, creando così un’interruzione leggermente più forte.

Attenzione: la virgola non si usa mai tra il soggetto e il verbo a meno che non venga invertito l’ordine soggetto-predicato: in questo la virgola si utilizza per mettere in evidenza il soggetto:

Luigi, è tornato a casa → scorretto

Luigi è tornato a casa; È tornato a casa, Luigi → corretto (qui si mette in evidenza il soggetto)

La virgola non deve essere inserita tra il predicato e il complemento oggetto (chi? che cosa?), errore grave e diffuso anche questo. Quindi:

Mio figlio Antonio, è andato a scuola. → SBAGLIATO

Mio figlio Antonio è andato, a scuola. → SBAGLIATO

Mio figlio Antonio è andato a scuola. → CORRETTO

Tuttavia esistono alcuni casi in cui la virgola, anche se non è obbligatoria, viene comunque consigliata, in particolare prima o dopo una proposizione temporale (periodo che descrive un’azione che avviene in una determinata circostanza temporale ed è preceduta, appunto, da un avverbio di tempo):

“Quando la invitai a pranzo, mi rispose con un sorriso.”

“Prima di arrivare a Firenze, ho preso una coincidenza.”

Oppure prima di una proposizione avversativa (periodo che introduce una frase che si contrappone a quanto detto in precedenza):

“Era intelligente, ma studiava poco.”

“Non era un bell’uomo, anche se il suo aspetto era curato.”


PUNTO E VIRGOLA

Il punto e virgola viene inserito quando tra due frasi esiste un’interruzione piuttosto forte dal punto di vista della forma ma non c’è un vero e proprio cambio di contenuto o di concetto e in questo si differenza dal punto fermo, nonostante la pausa sia della stessa intensità. I due periodi, pertanto, sono strettamente correlati fra loro: c’è una separazione forte e debole allo stesso tempo.

Per questo si tratta di un’interruzione che possiamo definire a metà tra il punto fermo e la virgola. Ti consiglio di utilizzarla in periodi piuttosto lunghi quando stai parlando di un determinato argomento ma con frasi formalmente separate che, tuttavia, si trovano all’interno dello stesso discorso.

“Alla cena c’erano tutta la famiglia; ognuno sedeva distante dall’altro, eppure c’era qualcosa che li univa; tutti portavano gli occhiali e la giacca dello stesso colore; non c’era possibilità di distinguerli.”

Il punto e virgola può anche essere utilizzato per separare le parti di un elenco, in particolare quando nel testo dobbiamo, per semplicità, fornire una serie di informazioni. In questo caso si utilizza un elenco puntato, definito elenco verticale e, anche se non è strettamente necessario, è buona norme concludere ogni voce con un punto e virgola.

Se è presente un’elencazione di tipo orizzontale, cioè consequenziale il punto e virgola invece è obbligatorio. In questo caso potrai scegliere fra punto e virgola o una semplice virgola, vanno bene entrambe le soluzione.

“Ho comprato diversi libri, uno appena pubblicato e un classico; un taccuino, tutto nero, con una penna e una matita; un paio di raccoglitori, rossi e rigidi, ad anelli.”

Ti ricordo che anche il punto e virgola, come tutti gli altri segni di interpunzione, occorre sia scritto attaccato alla parola precedente per poi staccarlo, attraverso uno spazio, dalla parola successiva. Dopo il punto e virgola la parola con cui si ricomincia il periodo avrà la lettera minuscola.

I segni di interpunzione

DUE PUNTI

Anche i due punti, per riprendere il concetto appena esposto, vanno attaccati alla parola precedente a cui seguono immediatamente e staccati con una spaziatura da quella successiva. Dopo i due punti la prima parola avrà la lettera minuscola. Alcuni editori tuttavia, e ciò dipende molto dalle norme editoriali stabilite e condivise dalla redazione e dagli autori, hanno la tendenza a riportare il pensiero dei personaggi con i due punti seguiti da lettera maiuscola senza virgolette di dialogo (in effetti ciò è corretto perché si tratta del pensato) e utilizzando anche il corsivo

“Il padre fece un tiro di sigaretta, e pensò tra sé: Si è fatto tardi.”

Quando si utilizzano i due punti? Principalmente quando è necessario esplicitare un concetto e specificare quanto è stato detto prima, o arricchire aggiungendo dei particolari. Facciamo alcuni esempi:

Per spiegare → “Ieri mia moglie ha fatto la spesa in rosticceria e ha comprato tanti piatti gustosi: il nostro frigorifero ero davvero vuoto!”

Per dimostrare o arricchire con ulteriori elementi → “Sai cosa ti dico? Non mi piaci per niente: il tuo atteggiamento è presuntuoso, sei scortese, egocentrico e non pensi mai agli altri.”

Quando occorre specificare → “Il finale del film mi lasciò senza fiato: l’assassino era proprio il maggiordomo.”

Ti consiglio di fare particolare attenzione all’utilizzo dei due punti quando devi introdurre degli elenchi. In questo caso è corretto inserirli ma non nel caso di un elenco puro e semplice: deve essere una sequenza di concetti, come la spiegazione di una parola o di una frase espresse in precedenza e quindi hanno una funzione esplicativa. Per esempio:

“Ieri sono stata dal fruttivendolo e ho speso trenta euro per poche cose: insalata fresca, zucchine e un chilo di mele. Non ci posso credere!” → Uso corretto perché chiarisce cosa ha acquistato e dà un senso logico, ovvero esplica che ha pagato troppo per acquistare solo poco cose.

Ultima, ma fondamentale, funzione dei due punti è quella di introdurre un discorso diretto. In questo caso devi seguire la classica sequenza: due punti e aperte virgolette. Attenzione, la lettera della prima parola che introduce il dialogo andrà sempre in maiuscolo:

“La nonna la prese in braccio con dolcezza e le disse: «Sei la mia luce, Maria.»”

I due punti non andranno mai utilizzati nei seguenti casi: tra il verbo e il complemento oggetto:

“A me piace leggere: romanzi storici, noir e ricette di cucina” → scorretto

“A me piace leggere romanzi storici, noir e ricette di cucina” → corretto

Alla presenza di verbi come dire, raccontare, ribattere, pensare, chiedere se introducono un discorso indiretto.

“Gli insegnanti ci hanno raccontato: la seconda guerra mondiale” → scorretto

“Gli insegnanti ci hanno raccontato la seconda guerra mondiale” → corretto

PUNTO INTERROGATIVO E PUNTO ESCLAMATIVO

Di norma questi segni di interpunzione non creano particolari problemi nella loro interpretazione e, di conseguenza, non sarà difficile utilizzarli nel modo corretto. Lo sappiamo tutti fin dalla scuola che il punto interrogativo va inserito alla fine di una domanda e, di conseguenza, l’intonazione sale: “Perché non mi hai aspettata?” Di contro, il punto esclamativo andrà collocato alla fine di un’esclamazione dando così un tono discendente a ciò che esclama un personaggio: “Sono mortificata!”

Vediamo comunque il loro corretto utilizzo partendo dal punto interrogativo. Il punto interrogativo si usa per esprimere:

Una domanda → “Dove abiti?”

Una richiesta → “Mi passi il sale?”

Un dubbio → “Secondo te esiste un Dio?”

Viene usato nelle proposizioni cosiddette incidentali che di solito si inseriscono all’interno di periodi troppo lunghi e che non sono legate alle frasi precedenti dal punto di vista sintattico:

“I mei fratelli ancora non erano a conoscenza (e chi di noi lo era?) che i nostri genitori si stavano separando.”

Riguardo al punto esclamativo anche questo segno indica una lunga pausa che viene introdotta alla fine di una frase che contiene, appunto, un’esclamazione. Come per il punto interrogativo non andrà inserito uno spazio dalla parola che lo precede, ma se conclude un periodo occorre lo spazio e il termine con cui si riparte andrà con la prima lettera maiuscola.

Il punto esclamativo si usa principalmente per descrivere un certo stato emotivo di un personaggio e in particolare esprime:

Meraviglia o entusiasmo → “Ma come sei elegante!”; “Che fortuna mi è capitata!”;

Desiderio o nostalgia → “Almeno potessi andare in vacanza!”; “Quanto ci divertivamo in campeggio!”

Per dare un ordine o esprimere un’esortazione → “Vattene via!”; “Di’ qualcosa, per la miseria!”

Può anche segnalare un commento ironico, richiamare l’attenzione su un errore lessicale o dare enfasi a un particolare elemento della frase, in questi casi il punto esclamativo dovrà essere inserito tra due parentesi tonde in questo modo: (!).

Una cosa molto importante: cerca di utilizzare il punto esclamativo con una certa parsimonia e solo quando strettamente necessario, ovvero, solo quando è presente un’esclamazione potente e legata a sentimenti forti come la felicità, la rabbia o il disprezzo. Non è vero che usarlo spesso darà più importanza al testo, sarà più che altro il tuo stile e la forma espressiva che comunicheranno al lettore in modo chiaro ciò che sta accadendo e cosa vuoi trasmettere. In particolare cerca di evitare di utilizzare questi segni di interpunzione troppe volte alla fine del periodo. Il senso e la corretta intonazione della frase possono essere espressi anche da uno solo di questi segni, senza bisogno di esagerare con l’intento di dare più forza a quella determinata frase. Evita quindi di scrivere così:

“Quando avresti studiato?!”

“Chi sarebbe lui???”

“Ti supplico parlami!!!”


I PUNTINI DI SOSPENSIONE O SOSPENSIVI

I puntini di sospensione, detti anche sospensivi, sono uno di quei segni di interpunzione che forse più di altri identificano lo stile di scrittura. Occorre pertanto fare particolare attenzione al loro uso e, anche in questo caso, al non abuso. Iniziamo col dire che sono sempre in numero di tre, sono attaccati alla parola che li precede e staccati da quella che segue da uno spazio. L’assenza di questo è un errore, quindi presta particolare attenzione. Vediamo negli esempi:

“Buongiorno … ti sei appena svegliato?” spazio prima e spazio dopo → SBAGLIATO

“Buongiorno…ti sei appena svegliato?” nessuno spazio prima né dopo → SBAGLIATO

“Buongiorno… ti sei appena svegliato?” nessuno spazio prima e spazio dopo → CORRETTO



Dopo i tre puntini di sospensione si riprende con lettera minuscola, a meno che non vi sia un cambio totale del discorso, in questo caso si inizia con la maiuscola. Per esempio, se tra la parte prima dei sospensivi e quella dopo non v’è alcuna consequenzialità logico-sintattica si ricomincia con la maiuscola.

“Non lo so… ehm, non ci ho pensato, ecco.” (il discorso è lo stesso quindi lettera minuscola).

“Sì lo so… diciamo… A proposito, ma la tua riunione?” (qui il discorso cambia e la lettera sarà maiuscola).

I puntini di sospensione, inoltre, quando vengono utilizzati all’interno di citazioni in cui ci sono eventuali omissioni di parole o frasi sono solitamente racchiusi da due parentesi quadre: […].

I sospensivi svolgono una funzione decisiva nel momento in cui all’interno della narrazione si crea una sorta di sospensione del discorso, ovvero, un concetto espresso non è concluso, non si interrompe bruscamente, sfuma poco alla volta e questo genera una sorta di suspense nel lettore, come di curiosità a proseguire nella lettura per capire cosa accadrà.

“Ora, non mi sembra proprio il caso che…” (di fare che cosa?)

“Uscendo di casa, ripensai al periodo dell’università. L’università…” (Quale università, in che periodo siamo, perché questo ricordo?)

CONSIGLI DI LETTURA

Questo è il punto. Istruzioni per l’uso della punteggiatura, Francesca Serafini, Laterza

Questione di virgole, Leonardo Luccone, Laterza

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